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lunedì, 23 gennaio 2006 eccomi qui!!! Sono mancato per vari casini, ma adesso io, e la mia passione per il cinema torneremo sul web! Sono troppo incasinato con l'università...che scelta difficile...e io nn so che fareeee!!!! Grazie a tutti i miei visitatori! Pensato da Durdenn venerdì, 06 gennaio 2006 “Credo che la preparazione dei professori non sia all’altezza. Spesso sono ignoranti, noiosi, frustrati, e invidiosi. Grazie”
Così inizia l’avventura per un gruppo di sei ragazzi che, appena superati gli esami di maturità, parte per una vacanza in montagna. Il fautore del viaggio post-esami è Enrico (Marco Casu), il quale aveva previsto di partire solo con il suo migliore amico Max(Nicola Cipolla), un ragazzo disabile. Lorenzo (Marco Velluti) decide di seguirli, e per puro amore di quest’ultimo, e non per la destinazione, Giulia (Laura Chiatti) decide di unirsi al gruppo. Per lo stesso motivo anche Martina (Natalia Piatti) decide di unirsi al gruppo. All’improvviso, sul treno, si presenta anche Cesare, detto “Fava”(Federico Battilocchio). Incomincia per i sei, quello che dovrebbe essere un viaggio spensierato, privo di problemi legati alla scuola, alla scoperta di luoghi e di valori che solo queste occasioni sono in grado di dare. I giovani, hanno personalità molto diverse fra loro , e la sistemazione nella piccola baita forzerà i loro caratteri ad aprirsi. Ma sarà l'incidente mortale occorso a uno di loro, Enrico, che li costringerà improvvisamente a crescere, a confrontarsi con la fragilità della vita, proprio nel mezzo di una vacanza spensierata e negli anni in cui ci si sente invincibili.
La vita è spesso dura e ingiusta. Scoprirlo a diciannove anni non è una necessità, ma una fatalità che può, anzi deve, aiutare a crescere. Come succede ai sei protagonisti scelti da Campiotti. Ragazzi più o meno comuni, semplici rappresentanti del genere umano nelle loro differenze. Costretti ad attraversare la loro linea d'ombra in modo inatteso, durante una vacanza. Forse riusciranno a crescere, forse rimarranno schiacciati, ma Campiotti, dopo avere allagato di lacrime la valle in cui campeggiano, non vuole rinunciare alla speranza.
C'è però troppa retorica, troppa enfasi in questo racconto di formazione. Forse c'è troppa partecipazione, quella di un regista che in gioventù ha conosciuto personalmente una vicenda simile a quella che racconta. Ma c'è anche un gusto da fiction serale che si radica forse nelle passate esperienze tv del regista o semplicemente in un senso della misura che scivola anch'esso a valle. Più che alla qualità delle singole scene o alla verosimiglianza, Campiotti pensa ai significati, a evidenziarli. E diviene spesso stucchevole nel tentativo di emozionare a tutti i costi.
La storia, infatti, non procede per spunti narrativi, ma per tesi emotive o pedagogiche, le prime troppo ricamate, le seconde troppo esplicite. Come succede nel dialogo fra i due genitori fuori dal rifugio, che sembra la banale teatralizzazione di un saggio di sociologia della famiglia. Proprio la sceneggiatura, infatti, la principale imputata nel processo per captazione di sentimenti. Riescono in generale meglio i pochi momenti brillanti, che regalano qualche risata, rispetto ai vari avvitamenti melodrammatici, durante i quali agonizza forse più il pubblico dei protagonisti. Qua e là però è anche la recitazione a non funzionare: emotiva e credibile in certi momenti, sotto la sufficienza in altri. Del resto il cast si compone in gran parte di ragazzi non professionisti, di bravura diseguale o intermittente. Si rivede sullo schermo Francesco Salvi, nella parte del padre di Enrico.
Forse il film manterrà un appeal commerciale, proprio per il suo linguaggio televisivo e per la relativa originalità del soggetto. Ma Campiotti, che ha curato il progetto nella produzione, nella sceneggiatura e nella regia, non riesce a governare uno spunto interessante. Troppe lacrime, troppi simboli, troppe parole esplicite: un' ansioso sovradosaggio di significati. Ripassare dalle parti di Truffaut (per cui il cinema è «filmare la bellezza senza averne l'aria») sarebbe una cura ideale per il giovane regista. Peccato, perché il cinema italiano di «ragazzi e sentimenti», già saturo di pellicole, non aveva proprio bisogno di un prodotto così. Scritta da RobyPotter
Pensato da Durdenn domenica, 25 dicembre 2005 Auguri di un sereno Natale a tutti quanti.... che possa essere un giorno davvero unico... Auguri! Pensato da Durdenn venerdì, 25 novembre 2005
Pensato da Durdenn martedì, 15 novembre 2005 "Mi dispiace Drew...sei licenziato" Così inizia la stoia del giovane Drew Baylor (Orlando Bloom) disegnatore di scarpe, che causa un crack finanziario di immani proporzioni all’azienda per la quale lavora e per questo decide di suicidarsi. Proprio mentre sta per togliersi la vita riceve una telefonata dalla sorella che gli comunica la morte del padre. Decide di andare a Elizabethtown, il paese dove il padre viveva, per approntare le esequie e organizzare un ricevimento in sua memoria, ma sull’aereo conosce Claire (Kirsten Dunst) una giovane hostess che entrerà nella sua vita prepotentemente. Arrivato nella piccola cittadina, Drew riscoprire il valore delle cose concrete: la famiglia, l’amicizia e l’amore. Durante il viaggio di ritorno, seguendo le indicazioni di Claire, cospargerà le ceneri del padre sulle strade d’America, toccando tutti i luoghi fondamentali della storia recente di quella nazione; dalla stanza dove ha alloggiato Martin Louter King al negozio dove Elvis ha acquistato la sua prima chitarra, passando per i fiumi e le immense foreste del continente americano. E’ una classica storia d’amore che vorrebbe farci riflettere sulle cose della vita e che in parte ci riesce, anche se con una certa leggerezza e superficialità, nonostante la storia in sè potrebbe essere un buono spunto. Con una certa dose di humour nero tipico del regista Cameron Crowe (lo ricorderete per "Quasi Famosi"), si vorrebbe ricordare allo spettatore, come se ce ne fosse bisogno, che la carriera e il successo possono sfiorire in un attimo, che la vita del business system non ha una vera ragion d’essere nonostante le sue luci, i suoi incontri frenetici e i suoi fiumi di danaro. Bontà sua. La storia comincia con un ritmo sostenuto e ben congegnato, un montaggio incalzante e con qualche trovata che fa sorridere, ma attenzione, non vuole essere un film comico piuttosto una commedia brillante con qualche spruzzata di umorismo lugubre qua e là. Certo la vita presa in considerazione da Crowe è quella di un giovane bello, ricco, di famiglia benestante, che si muove in un America bella, ricca e benestante, un po’ lontano dalla vita di tutti giorni, dalla gente comune e dalla quotidianità, anche se è quello che vorrebbe prendere in considerazione. Crowe ha almeno il merito di non essere mai eccessivo negli accenti umoristici e nelle scelte narrative, anche se la bella storia d’amore e il viaggio attraverso un continente sono temi francamente un po’ logori. Da segnalare la notevole interpretazione di Orlando Bloom che da solo tiene in piedi il film con appena qualche sbavatura, quasi trascurabile. Gli fa da contraltare negativo il ruolo insipido dell’ipersorridente, onnipresente, straossigenata Kirsten Dunst, (la biondina del New Jersey già interprete di Maria Antonietta e Spiderman2) che non riesce ad afferrare la parte appieno anche se c’è da dire a sua discolpa che non è facile sorridere e ridacchiare in continuazione per tutta la durata della pellicola, soprattutto quando è il regista ad importelo. Non molto da dire invece sulla presenza di Susan Sarandon, in ombra per quasi tutta la vicenda, ad eccezione di una magistrale sequenza di una ventina di minuti, praticamente un monologo, dove da sola su un palco, tiene la scena magistralmente. Il giudizio non è del tutto negativo su questo film che in fondo cerca, e talvolta riesce, a commuovere, anche se eccede nella voglia di mettere tutti d’accordo. Per gli amanti del genere commedia romantica-brillante è un film da non perdere, per tutti gli altri… mah!? Munitevi di molta pazienza e sacchi di pop-corn perché centotrentatré minuti, questa la durata dell’intero film, sono davvero tanti. Pensato da Durdenn domenica, 13 novembre 2005
Pensato da Durdenn domenica, 06 novembre 2005 Eccomi qui a scrivere... Ispirandosi ad un romanzo di Grazia Verasani, Gabriele Salvatores si distacca dal sole abbagliante di "Io non ho paura", e, deliberatamente, si cala nell'oscurità di una Bologna poco riconoscibile e fatta di interni per raccontare, in "Quo vadis, Baby?", di vite allo sbando alla ricerca di un filo che possa ricucire gli strappi del passato. In un certo senso, Salvatores torna ai personaggi della sua generazione che gli hanno dato fama e successo, ma non li trova nè nostalgici nè sognatori. Sono incupiti, arrabbiati col mondo, irrequieti forse senza speranza. Sono persone cui manca qualcosa: un tassello di vita, forse, per mettere la parola fine a un puzzle cui mancherà sempre un pezzo. Lo stile, che in "Io non ho paura" aveva subito una sostanziale mutazione in ragione della storia narrata, ne subisce un'altra. Salvatores diventa un esistenzialista a caccia di ombre. Pensato da Durdenn lunedì, 31 ottobre 2005 CIAO A TUTTI, ragazzi, scusatemi ma non ho ancora pronto il mio test cinematografico, ce l'ho scritto, ma devo ricopiarlo al computer,e sinceramente adesso ho una volgia pazzasca di parlarvi della SPOSA CADAVERE, l'ultimo capolavoro di Tim Burton, un capolavoro dell'animazione in stop - motion, uno spettacolo da non perdere: ragazzi ve l'assicuro, se non l'avete ancora fatto, andate a vederlo, di corsa, è un ordine! LA SPOSA CADAVERE "Vuoi tu, Victor, prendere la qui presente Emily come tua defunta sposa?" Umorismo da black-comedy, luci ed ombre alla Mario Bava, atmosfere gotiche e sgargianti, un Johnny Depp mitico, formato pupazzo ma sempre inconfondibile, ed al centro di tutto una fiaba che stravolge tutte le regole, ma mantiene sempre la dolcezza ed il sentimento che le favole moderne hanno perso: questo è la "Sposa Cadavere". Nè più nè meno. Una tenera favola. Ma in un epoca di cocenti delusioni, falsi autori e poeti da quattro soldi, il nuovo film di Tim Burton è un fulmine a ciel sereno. Non sto qui a raccontarvi per filo e per segno la trama, perchè è tutta da scoprire, posso solo dirvi che è una gioia per gli occhi, un film grazioso ed incantevole, al tempo stesso ironico ed amaro nel ritrarre il mondo dei vivi, durante l'età vittoriana, lugubre, tetro, dove contano solo i soldi, e dove il matrimonio è solo una questione di affari, ed il mondo dei morti, introdotto da una sequenza musicale che strappa l'appaluso: scheletri che suonano come una jazz-band forsennata, con bombette e strumenti vari (fatti con le loro stesse ossa!) ballando freneticamente su uno sfondo nero, mentre le note di Danny Elfman ti travolgono come un fiume in piena. Ragazzi, che si può chiedere di più? Ogni sequenza, anche la più breve, è studiata nei minimi dettagli, sia nel movimento dei pupazzi, che risultano più vivi dei tanti personaggi in digitale che popolano ormai il cinema d'animazione, sia nella sottile ironia, nell'umorismo nero ma delicato, sia nel ricco bagaglio di citazioni (c'è una scena identica a "Spiderman", ma ancora più evidente è la citazione di Via col vento, con tanto di colonna sonora originale!), sia nella toccante e magica poesia della favola, che unisce e rielabora i temi tipici dell'amore impossibile, del matrimonio contrastato, quasi fosse un "Promessi Sposi" dell'olttretomba, unito ad una carica visionaria ed unica, paragonabile solo agli scenari da sogno di "Nightmare before Christmas". Che dire, ragazzi? "La Sposa cadavere" è una di quelle fiabe che solo Tim Burton riesce a regalarci, è uno di quei film capaci di commuoverti, di emozionarti e di farti divertire, capaci insomma di farti tornare indietro di dieci anni fa, quando ogni natale ti chiudevi in quella grande sala con migliaia di persone e sullo schermo appariva il logo azzurro-cielo della Walt Disney e i tuoi occhi brillavano dall'emozione. E adeso? La magia si è persa? Finchè ci saranno geni come Tim Burton, la magia del grande schermo vivrà con lui. Pensato da Durdenn mercoledì, 26 ottobre 2005 NEWS!!! Sto preparando un mio test sul cinema, su ciò che mi piace vedere e su ciò che vorrei non aver visto, su ciò che non smetterò mai di vedermi eccetera...intanto però dite la vostra, fatevi anche voi un auto-test sul cinema, su ciò che vi piace, sugli attori, attrici, registi che amate (o odiate). Insomma partecipate anche voi, voglio sapere la vostra, non state lì con le mani in mano!!! A PRESTO, RAGA! PROMESSO! Pensato da Durdenn mercoledì, 19 ottobre 2005 benvenuti!E' la prima volta che scrivo sul mio blog, quindi sono ancora un principiante...Da dove comincio....beh innanzitutto con la mia frase preferita... "la morte è soltanto un'altra via dovremo prenderla tutti la grande cortina di pioggia di questo mondo si apre e tutto si trasforma in vetro argentato" Questa è la mitica frase di Gandalf nel Ritorno del Re. Ricordo ancora che emozione la prima volta che la sentii quella sera al cinema Planet, nel lontano Gennaio 2004...detto questo, passiamo alle ciance...Ho aperto questo blog perchè ho l'urgenza smisurata di parlare di cinema, di criticare, di sapere cosa ne pensate voi sul cinema di ieri e di oggi...se anche voi avete l'urgenza sfrenata di "ciarlare" di cinema, di far parte anche voi del meraviglioso mondo della critica cinematografica, di dire la vostra sugli ultimi film, su quelli che hanno cambiato la storia, sul futuro della settima arte, unitevi a me! Cominciamo subito a ciarlare, partendo dall'ultimo film che ho avuto modo di vedere, "La tigre e la neve" di Benigni...ma prima di cominciare, vi lascio prima una mia scheda, così, nel caso vogliate conoscermi meglio...se non ve ne frega niente, passate avanti, io mica mi offendo...per niente...anzi... NOME: Roberto ANNI: 18 CITTA': Catania HOBBY: scrivere e ciarlare SPORT: nuoto e cazzeggio PASSIONE: cinema, cinema, cinema AMORE: ne ho uno, e me lo tengo stretto stretto AMICI: tanti, anche troppi SCUOLA: liceo classico, non mi lamento MATERIA PREFERITA: la ricreazione LAVORO: si...magari FAMIGLIA: due fratelli piccoli e un cane, Lara, che adoro IDOLO: Spielberg, Burton, Jackson MUSICA: Avril, Max Pezzali LIBRO: Tutti i libri di Harry Potter, Il Signore degli Anelli, Io non ho paura FILM: Fight Club, Matrix, Il Signore degli anelli, Moulin Rouge, Shindler's List, Jurassic Park, Big Fish FILM CHE ODI: indubbiamente Honey...ma onche i film di Costantino e Kledi...Maria De Filippi, è meglio che te ne stai a casa... POLITICA: sono apolitico, mi fa schifo la politica e quelli che ne fanno parte... SQUADRA: non ne ho, non tifo per fortuna... CITTA' CHE PREFERISCI: Londra, ma devo andarci l'estate prossima... COSA AMI DI PIU': l'amore della mia ragazza (e il cinema...e le lasagne...e il mare...) COSA ODI DI PIU': la gente montata, i leccaculo, gli ipocriti e i prepotenti!e ce ne sono! CHE PROGETTI HAI IN FUTURO: per ora fare questo blog, poi in futuro boh girare per il mondo... DI' QUALCOSA DI INTELLIGENTE: dicetelo voi, io non ne so! SALUTA: ciao m'bare, addivettiti! TI CREDI SPACCHIOSO: si :-) AL PROSSIMO TEST! UN SALUTO A TUTTI! Pensato da Durdenn |
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